Il ruolo delle emozioni nell’aumento di peso e nell’obesità
L’obesità non è soltanto una questione di calorie e metabolismo. Spesso, dietro un’alimentazione disordinata, si nasconde un intricato intreccio di...
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I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), anche chiamati Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA) sono delle patologie psichiatriche che coinvolgono tutti gli ambiti di vita dell’individuo, non solo quello fisico. Infatti, possono coinvolgere anche la sfera relazionale, in quanto persone che soffrono di questo disturbo possono rinunciare ad occasioni sociali perchè spesso coinvolgono il cibo, e la sfera personale, in quanto possono esserci dei vissuti di ansia e scarsa autostima che sfociano in una relazione problematica con il cibo.
Esistono vari tipi di disturbi del comportamento alimentare, ognuno con la propria sintomatologia specifica. In generale, questo tipo di disturbi sono caratterizzati da una relazione non sana con il cibo, portando a pensieri negativi e preoccupazioni legate ad esso, alla propria immagine corporea e all’immagine che l’individuo ha di sè stesso.
I DCA si dividono in:
Solitamente i disturbi alimentari sono più diffusi tra i giovani, principalmente la fascia tra i 15 e i 25 anni. Possono esserci dei casi di DCA anche in persone over 40, ma la ricerca mostra che sono legati ad eventi di vita particolarmente stressanti. In Italia, l’incidenza di anoressia nervosa è del 3,7% nelle donne, mentre la bulimia del 4,2%. Tra le principali cause troviamo generalmente un’interazione di fattori socio-culturali, psicologici e biologici.
Dal punto di vista socio-culturale, è possibile che gli standard estetici imposti dalla società di appartenenza giochino una forte influenza sullo sviluppo del disturbo, soprattutto nella fascia d’età dell’adolescenza e della giovane adultità. Standard estetici imposti dai social media e dalla pubblicità possono avere una cattiva influenza sul comportamento alimentare dei giovani, portando ad un desiderio di uniformarvisi.
In seguito, troviamo fattori psicologici, come esperienze traumatiche, scarsa autostima, ansia, depressione, tendenze perfezionistiche, manie del controllo, stress, difficoltà familiari e bullismo.
Infine troviamo anche fattori biologici: tra questi troviamo i meccanismi di regolazione della serotonina, un importante neurotrasmettitore che regola sia l’umore, che il sonno che il senso di fame e di sazietà. Alcuni studi mostrano che le donne hanno la tendenza a produrre un livello inferiore di serotonina rispetto agli uomini in seguito ad una restrizione calorica, esponendole ad un rischio maggiore di incorrere in questi disturbi.
Per il trattamento di questi disturbi può essere indicata una terapia farmacologica, come per il caso della bulimia e del disturbo da alimentazione incontrollata.
Dopo aver indagato a fondo qual è la problematica sottostante si possono indicare diversi tipi di psicoterapia: per esempio, se la problematica nasce da difficoltà familiari è indicata una psicoterapia di tipo sistemico. Inoltre è bene affrontare il problema con un equipe, affiancando alla figura dello psicoterapeuta anche quella di un nutrizionista.
I disturbi alimentari rappresentano una sfida complessa e spesso richiedono un approfondimento del problema in modo da riuscire ad affiancare il professionista corretto per ogni caso specifico. La diagnosi precoce e il supporto adeguato sono essenziali per migliorare la prognosi e ridurre il rischio di complicanze a lungo termine.
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